Assistenza oncologica

PROF. DOTT. FRANCESCO PEVERINI

Consulenza nutrizionale personalizzata in Oncologia

Premesse

A seconda della diagnosi e dello stadio di una malattia oncologica, la malnutrizione è stata stimata in circa il 30-60% dei pazienti ed è associata ad aumento della mortalità e dell’incidenza di complicanze. La malnutrizione nei malati oncologici può essere definita con il termine “cachessia”. Questo termine significa che l’individuo si trova in una condizione di profondo deperimento organico, consistente perdita di peso, malnutrizione, in altre parole il risultato di una complessa interazione tra malattia di base, alterazioni metaboliche correlate alla malattia e ridotta disponibilità di nutrienti (a causa di una ridotta assunzione, o di assorbimento alterato o di aumento delle perdite o di una combinazione di questi fattori).

La cachessia (cancer-related anorexia-cachexia syndrome o CACS), è una sindrome metabolica complessa che accompagna una malattia primaria cronica quale la malattia oncologica ed emato-oncologica, alcune malattie croniche internistiche (diabete, insufficienza renale cronica, broncopneumopatia cronica), malattie infettive croniche quali l’AIDS ed è caratterizzata da progressiva perdita della massa muscolare e/o di massa grassa.

L’aspetto clinico preminente è la perdita di peso. Uno stato di infiammazione cronica, resistenza all’insulina e aumentato catabolismo delle proteine del tessuto muscolare sono condizioni frequentemente associate. La cachessia non è la perdita di tessuto muscolare correlata all’età (sarcopenia), il deficit nutrizionale associato alla depressione, alla sindrome da malassorbimento, all’ipertiroidismo.

La definizione “cachessia neoplastica” comprende sia i veri casi di deperimento organico oncologico che i casi di carenza nutrizionale da cause specifiche, ancorché oncologiche, come l’ostruzione del tubo digerente, la tossicità di un trattamento chemio-radioterapico, oppure un malassorbimento intestinale post chirurgico (in questo caso si parla di cachessia secondaria). Tale differenza contempla un atteggiamento terapeutico differenziato.

Il 20% dei pazienti oncologici muore per le conseguenze della malnutrizione.

Nella malnutrizione in corso di patologia oncologica, una carenza, un eccesso o uno sbilanciamento di apporto energetico e assunzione di corrette quantità di proteine ​​e altri nutrienti, provoca effetti sfavorevoli misurabili direttamente con il danneggiamento dei singoli tessuti tessuto o del corpo (forma, dimensione e composizione del corpo), con esiti importanti anche sulla funzione organica generale.

L’European Society for Clinical Nutrition and Metabolism ha pubblicato linee guida che raccomandano lo screening nutrizionale in tutti i malati di cancro. Più recentemente, il Ministero della Salute ha pubblicato Linee guida ufficiali per i percorsi nutrizionali per i malati oncologici. Tuttavia, nonostante queste raccomandazioni, la malnutrizione rimane spesso trascurata e anche se diagnosticata non viene trattata in circa il 50% dei casi.

La nutrizione è un fattore centrale nel paziente oncologico: influenza l’andamento della malattia, può condizionare i sintomi inerenti il tumore stesso, contribuisce a migliorare la risposta e il recupero dopo il trattamento anti-neoplastico, mostrando quindi un forte impatto sulla qualità della vita e sulla prognosi della malattia.

La malnutrizione nel paziente oncologico

Una delle principali caratteristiche degli effetti di una alterazione nutrizionale in corso di patologia oncologica è rappresentato dalla riduzione delle masse muscolari, definita sarcopenia (termine che deriva dal greco e significa: mancanza di carne – intesa come mancanza o perdita di muscolo), fortemente associata a ridotta capacità funzionale, perdita di peso totale dell’individuo, maggiore incidenza di tossicità per la chemioterapia, aumento dei ricoveri e del tasso di complicanze, nonché incremento della mortalità.

Lo screening e la valutazione del rischio nutrizionale, da attuare fin dalle prime visite oncologiche, consentono la diagnosi precoce di un eventuale disturbo nutrizionale (come la malnutrizione) o evidenziano il rischio di modificazioni patologiche di parametri metabolici come la glicemia o il quadro lipidico a causa di determinati farmaci che si rendono necessari alle cure, spesso associati ad un indesiderato aumento del grasso corporeo o alla comparsa – aggravamento di patologie come il Diabete.

Un pronto intervento nutrizionale volto a prevenire il deterioramento muscolare o l’aumento patologico di tessuto adiposo, richiede una valutazione proattiva delle alterazioni cliniche che si verificano prima della diagnosi, durante i trattamenti e nel decorso della malattia ed è essenziale per selezionare un adeguato intervento specialistico, che non è quindi solo nutrizionale ma clinico, per ottenere un miglior impatto sui risultati dei pazienti.

L’intervento precoce personalizzato di tipo Internistico, ha il potenziale per migliorare la composizione corporea e l’efficacia del trattamento e, come risulta da numerose prove scientifiche, è un intervento adiuvante obbligatorio, con la probabilità di migliorare la prognosi della malattia stessa.

Nonostante l’intervento in ambito metabolico e nutrizionale sia ampiamente riconosciuto come essenziale, questo processo diagnostico terapeutico in affiancamento all’azione dell’Oncologo non è facilmente accessibile a tutti i pazienti.

Data l’incidenza del rischio di carenze nutrizionali, di sarcopenia, di alterazioni metaboliche e disordini alimentari nel paziente oncologico, poiché la gestione della cachessia rimane una sfida solo parzialmente risolta nella pratica clinica quotidiana, un approccio di tipo Internistico in collaborazione integrata con l’equipe oncologica, con azioni mirate e personalizzate sull’alimentazione e sulle eventuali integrazioni, appare oggi vitale per migliorare la qualità dell’assistenza in oncologia, l’efficacia del trattamento e infine ridurre le complicanze e migliorare la sopravvivenza e la qualità della vita.

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